Don Quilici in Cattedrale

Sabato 16 aprile: centenari e venerabilità di don Quilici in Cattedrale a Livorno

In cattedrale, durante la celebrazione eucaristica, sabato 16 aprile, è stato proclamato il Decreto di Venerabilità riguardante il servo di Dio, don Giovanni Battista Quilici. Tante persone  si sono unite alla preghiera insieme alle suore della Congregazione  delle Figlie del Crocifisso in un clima denso di preghiera e di fraternità che ha caratterizzato la celebrazione a cui hanno fatto da sfondo i canti dei tanti bambini delle scuole elementari dell’Istituto Santa  Maria Maddalena e della scuola Santa Teresa del Bambino Gesù, ai quali si sono aggiunti altri fedeli della diocesi.

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I tanti bambini che indossavano varie magliette colorate hanno contribuito a disegnare un vero clima di gioia e di festa. Proprio i bambini sono stati coinvolti dal Vescovo Mons. Giusti che, commentando il brano evangelico del buon pastore, ha evidenziato le virtù eroiche del prete livornese che hanno spinto Papa Francesco a riconoscerne la venerabilità.

Un prete che è stato proprio un buon pastore per la Chiesa di Livorno, capace di dedicarsi totalmente al suo popolo. Prima vice parroco della parrocchia di San Sebastiano per ben 20 anni, poi parroco nella chiesa dei santi Pietro e Paolo e poi fondatore della Congregazione delle Figlie del Crocifisso. Un sacerdote che passava ore nel confessionale a presentare un Dio pieno di misericordia. Lo stesso Dio di misericordia e di amore che Don Quilici predicava all’interno del carcere della Fortezza Vecchia, offrendo ai detenuti del tempo condizioni di vita migliori e la speranza in un Dio vicino alle loro sofferenze.

Don Giovanni è stato un buon pastore perché si è preoccupato delle pecore più fragili: come ha sottolineato il Vescovo: egli girava per le vie della sua Livorno, cercando di capire i bisogni della gente. E poi non è stato a guardare, ma si è rimboccato le maniche come ha detto una bambina presente alla celebrazione. Don Giovanni trovava nella adorazione notturna e nella preghiera la forza per il suo servizio sacerdotale. La sua sorgente di vita – ha ancora sottolineato Mons Giusti – Don Quilici la trovava nel crocifisso. Don Giovani Quilici aveva un cuore dilatato pieno di amore e questo straordinario Amore lo ha reso Venerabile, lo ha reso eterno. Chi vive l’amore in maniera autentica e al servizio delle persone più fragili, è destinato a non morire mai e a resistere nel tempo e a andare oltre la morte.

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All’interno della celebrazione sono stati effettuati tre battesimi in ricordo del battesimo di Don Giovanni Quilici avvenuto proprio al fonte battesimale della cattedrale 225 anni fa,

proprio per ricordare anche a noi presenti che il battesimo è il primo passo nel cammino della santità, nell’incontro con la misericordia del Padre. Durante l’offertorio è stata portata all’altare, insieme ad un pane e ad una veste bianca, anche una stola, simbolo del sacerdozio, nell’anniversario dei duecento anni di sacerdozio del Quilici

Una celebrazione quindi densa di significati a cui ha fatto da sfondo una bella e numerosa cornice di fedeli per la festa ad un uomo e a un sacerdote che devono diventare patrimonio comune di tutta la chiesa e di tutta la città.

La figura del sacerdote livornese è, infatti, una icona di amore e tenerezza che può avere la capacità di far rifiorire la fede, la speranza nella nostra chiesa e nella nostra città a partire dalle persone più fragili e povere.

La sera precedente è stata presentata per la decima volta la rappresentazione teatrale sulla vita del Quilici “Un prete per tutti” per la regia di Franco Spugnesi. Il teatro delle suore della Maddalena era esaurito in ogni suo posto per assistere a questo musical, che ha saputo divertire e comunicare messaggi attuali a partire proprio da alcuni episodi importanti della vita del Quilici. Gli amici del Quilici che formano il cast di tale rappresentazione, hanno cercato di trasmettere i valori più importanti della figura del prete livornese: la fede in Dio, il profondo senso di solidarietà e di giustizia, il valore della comunione e della fraternità. La rappresentazione si conclude con la morte di Don Giovani che lascia alle suore e alle persone in cui credeva, l’impegno di rimanere legati a Dio e di continuare a proseguire la sua opera di misericordia e giustizia. Una storia che è effettivamente continuata fino ad oggi e che ancora oggi cerca di svilupparsi a favore soprattutto delle persone più povere ed emarginate perché come diceva Don Giovanni Quilici, bisogna impegnarsi fino in fondo, perché ogni uomo, ogni donna di questa terra e di questa città, sono costate il sangue di un Dio.

Paolo e Letizia

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