Don Quilici, don Angeli: due preti, una città

L’anno 2016, vedrà nella Diocesi la celebrazione di due importanti anniversari di due sacerdoti livornesi: il 225° anno di nascita di don Giovanni Battista Quilici, nonché il 200° anno dall’ordinazione sacerdotale e l’80° anno dall’ordinazione sacerdotale di don Roberto Angeli “tasselli di un Dio che scrive nella storia e due personaggi che hanno scritto la nostra storia livornese”, come ha ricordato la prof.ssa Enrica Talà, durante la presentazione di un libro che vuole riproporre ai livornesi e non solo, due figure che hanno praticato le virtù della Misericordia e che ci “interpellano sul senso della testimonianza evangelica, della fede  e delle loro opere, sulle idee che questi due sacerdoti hanno servito  e sui valori da cui si sentivano obbligati”.

Questi anniversari, come già accennato hanno reso possibile la ripubblicazione della biografia del Quilici scritta da don Angeli che era “appassionatamente convinto di raccontare una storia meravigliosa che si può anche imitare”, ma che è anche la testimonianza generosa e profetica  di don Roberto Angeli.

Per la presentazione di questa rinnovata edizione, moltissimi i presenti e invitati presso la sala della Provincia di Livorno. Ma più che un ricordo  di due sacerdoti “santi” tra l’otto e il novecento di Livorno, che provvidenzialmente si sono incontrati, e l’uno ha generato l’altro nella stessa vocazione, pur con caratteristiche e carismi diversi, è stato un voler sollecitare i nostri cuori e le nostre intelligenze a rispondere al loro messaggio spirituale di uomini che come ha chiaramente sottolineato suor Agnese, Madre Generale delle Figlie del Crocifisso, l’Ordine fondato dal Quilici, non hanno mai alzato steccati, ma erano al servizio della città; hanno sempre offerto il loro servizio agli ultimi, bussando alle classi alte per ottenere aiuto, e la loro sapienza per superare l’anticlericalismo ed erano sempre in dialogo col mondo.

Suor Raffaella Spezio, Presidente della Fondazione Caritas diocesana, pur evidenziando le diverse situazioni storiche e sociali, ha però ribadito che la povertà non è uno status individuale e che la società è responsabile della povertà di ciascuno, pertanto come i due predecessori, dobbiamo tutti sentirci coinvolti e la povertà va combattuta insieme alla politica con uno sguardo che non deve essere solo emergenziale, consapevoli che il povero non è semplicemente colui che riceve ma è lui stesso un dono per noi. Claudio Frontera che per tanti anni ha svolto un ruolo da protagonista nella politica livornese ha invitato ad affrontare le emergenze della povertà con un “parlare chiaro” che non sia una semplice denuncia ma una esortazione ad avere coraggio per affrontare le sfide come don Angeli e don Quilici. Importante andare anche “oltre il dialogo interreligioso, dove l’integrazione non vuol dire omologazione, ma ospitarsi vicendevolmente”.

Don Raffaello Schiavone, incaricato per la causa di beatificazione del Quilici ha concluso invitando la città a varcare “le soglie per ospitare ed essere ospitati”. Molte sono le soglie già varcate; quella del tempo che è ancora vivo in noi perché la memoria dei nostri sacerdoti ci aiuti a vivere il futuro: la soglia dove preghiera e azione si sono integrate; della ricerca di sé, per cui rinunciare a se stesso vuol dire aprire le strade  alle ragazze, ai carcerati a superare le disuguaglianze tra maschile e femminile e a riconoscere che ogni persona è un valore e dono perché portatore della presenza dello Spirito; la soglia del dialogo della Chiesa con il mondo, con i non credenti, riconoscendo il valore della laicità perché quello che è importante è il ritrovarsi davanti a valori condivisi. Come varcare le altre soglie? Cominciando dal tenere lo sguardo rivolto al “Crocifisso per liberare i crocifissi di oggi, e la Chiesa di Livorno, umilmente deve prendere per mano la città con un atteggiamento accogliente, infondendo speranza e consolazione non con il sentimentalismo ma con gli stessi atteggiamenti che furono del Quilici e di don Angeli; l’onestà, la fedeltà, l’avvedutezza, la coerenza, la nobiltà interiore”.

Monica Cuzzocrea

Livorno, 4 gennaio 2016

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