Roma – In Festa per il 175° anno della Congregazione delle Figlie del Crocifisso

DSCN1a (FILEminimizer)Con una solenne celebrazione eucaristica, che si è svolta il 20 settembre scorso nella chiesa della casa Generalizia di Roma, in via Portuense 750, le Figlie del Crocifisso hanno voluto festeggiare la ricorrenza del 175° anno di vita della loro Congregazione, anche con gli amici laici di Roma, dopo averlo fatto a Livorno.

Preparata con cura nei minimi dettagli, la Messa, presieduta da Padre Josef Z. Kijas, è stata coinvolgente e ricca di significati simbolici legati alle opere di solidarietà e di misericordia in cui le suore sono impegnate quotidianamente sia nel nostro paese sia in Perù.

La chiesa era stracolma, e i canti rivolti al Signore hanno unito in una sola voce i sentimenti di fratellanza e di solidarietà di ciascuno dei presenti, quei sentimenti che ognuno di noi sente crescere dentro e rafforzarsi, proprio in virtù dell’amicizia con le nostre sorelle Figlie del Crocifisso.

La figura del fondatore della Congregazione, Don Giovanni Battista Quilici, stimolante esempio di misericordia e di pietà verso gli ultimi della Terra, è al centro della riflessione che oggi le religiose fanno nello svolgimento della loro missione.

Come ha potuto il Quilici, vissuto tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800, realizzare l’ambizioso progetto di costruire a Livorno, partendo da zero, una grande casa per l’accoglienza e la cura delle “povere fanciulline”, altrimenti destinate alla strada?  Come è riuscito a rendere concreto il sogno di fondare una Congregazione di giovani donne consacrate a Dio, che dedicassero la loro vita all’educazione delle orfane?

Leggendo i documenti che di lui ci sono rimasti, ce ne rendiamo conto: con la forza della fede.

Questo pastore della perseveranza, questo tenace e attivo artefice di solidarietà, non si stancava di bussare alle porte dei potenti e dei politici per ottenere autorizzazioni e permessi, sostegno economico e riconoscimento giuridico, tutto ciò che a quel tempo era necessario a rendere solido e duraturo l’edificio materiale e spirituale che aveva in mente di costruire. Non si stancava di scavalcare fossati e di costruire ponti – come direbbe Papa Francesco – per superare le difficoltà burocratiche ed economiche che frequentemente sorgevano.

Convinto sostenitore del valore della collaborazione tra religiosi e laici, con la sua incredibile capacità di catalizzare energie e di risvegliare le coscienze, era riuscito a creare, intorno alla sua opera di solidarietà, il consenso di parecchie famiglie benestanti di Livorno, oltre che dei nobili che governavano la città, come anche il coinvolgimento della gente comune e anche degli stessi poveri…

Eredi e custodi di questo prezioso patrimonio, le Figlie del Crocifisso sono oggi, a loro volta, solido punto di riferimento e di ascolto per i laici con cui hanno intessuto una rete di amicizia e di sostegno.

Nello stesso tempo, considerando che la crisi delle vocazioni mette a rischio i progetti e il futuro della loro opera, anche i laici possono rappresentare per la Congregazione una forza su cui contare. Non a caso, alla conclusione della celebrazione eucaristica, la Madre Generale sr Agnese Didu, dopo aver ringraziato per l’affettuosa partecipazione, si è rivolta agli amici con una frase significativa: “Non siamo suore famose, non siamo giovani, non siamo ricche: insieme ai nostri poveri, siete voi la nostra ricchezza!”

La festa si è conclusa con una simpatico momento conviviale, con un buffet offerto dalle suore, vissuto nell’allegra compagnia degli adulti che si incontravano e raccontavano e dei bambini che scorazzavano vivacemente giocando tra loro.

Amalia

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