MONS. CAMARA, IL VESCOVO DEI POVERI

La serata del 16 marzo a Livorno, nel racconto di Paolo Tiso

Per raccontare la serata di giovedì 16 marzo, potremmo partire dal ringraziamento iniziale  di  Antonio Vermigli dell’associazione Radiè Resh di Quarrata (Pistoia)  nei confronti  di  Suor Nicolina per i buonissimi cavoli che la stessa  aveva   preparato per la cena  dei nostri ospiti. Non è un caso aver iniziato così questa serata, perché  questo incontro è stato caratterizzato da  un clima familiare e di  fraternità nel quale  abbiamo conversato con Marcelo Barros e con Antonio.

L’incontro è stato  denso di emozioni e  pieno di parole preziose. Marcelo Barros ha incantato la platea con la sua voce brasiliana così musicale e  toccante , capace di toccare il cuore dei presenti. Padre Barros  ha toccato temi importanti: il tema dei poveri, della giustizia, della preghiera. Ha ricordato la Chiesa del Concilio Vaticano Secondo , ha avuto parole di affetto e stima per l’episcopato di Papa Francesco. Tutto questo ricordando la figura di Don Helder Camara.

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Padre Barros è stato infatti  collaboratore di Mons Helder Camara .

Ma chi era  Helder Camara…..

Helder Camara:

Era  un  vescovo: anzi era il Vescovo  dei poveri delle favelas brasiliane. Mons  Helder Camara era  un uomo piccolo e nemmeno tanto bello ,ma quando si infiammava per il suo popolo appariva un gigante e il suo volto si trasfigurava. Un uomo capace di vivere la fede a 360 gradi , un uomo che amava la vita.  Più H. Camara invecchiava e più il suo spirito ringiovaniva, ci ha raccontato Marcelo Barros. Helder Camara aveva un progetto di vita ed un sogno, quello di creare una dimensione di fraternità in tutta l’ umanità

Libertà Interiore e Solidarietà:

E’ stato un  Vescovo che ha saputo orientare la chiesa verso una liberazione interiore :  Don Helder  coniugava questa sua libertà interiore e spirituale  con la solidarietà. Non possono essere divise queste due dimensioni: la spiritualità e la solidarietà. Con Helder  Camara queste due dimensioni si sono profondamente intrecciate. Helder Camara sosteneva, che  occorre realizzare non solo una conversione individuale  ,ma arrivare ad una conversione delle strutture che governano la società. Le stesse   comunità ecclesiali, le parrocchie, i conventi devono convertirsi. Marcelo Barros ci ha raccontato che  quando Helder  Camara scrisse a Papa Paolo Vi invitandolo ad uscire dal vaticano e ad incontrare la gente soprattutto i più poveri, gli fu risposto dalla curia vaticana che oggi non sono più i tempi del vangelo
E invece ieri come oggi sono i tempi del Vangelo, ha ribadito con forza Padre Barros ! Sono i tempi della solidarietà , dell’incontro dell’altro, del servizio ai più poveri. Sono questi i nostri i tempi dove costruire il regno di Dio ! Altrimenti se non credessimo questo, è meglio essere atei ha detto con  fermezza padre Barros!

Obbedienza al Vangelo:

Un giorno un giornalista chiese  a Don Helder Camara e all’Abbe Pierre – entrambi molto anziani- se per loro  era valsa la pena di aver vissuto la vita  all’insegno della solidarietà e del servizio… Non compete a noi dire quanto ne sia valsa la pena…  Noi abbiamo obbedito al vangelo e faremo questo fino all’ultimo respiro della nostra vita, rispose Don Helder.

Rapporto con il potere:

Durante la dittatura brasiliana don Helder scelse  di  stare dalla parte del suo popolo oppresso.   E anche all’interno della sua chiesa brasiliana è stata una voce profetica. Accoglieva nella sua casa chi era oppresso dal potere  politico. Tanti giovani ricercati dalla polizia del tempo , trovavano rifugio nella sua casa facendo di  Don Helder il testimone e precursore di quella chiesa  in uscita tanto cara a Papa Francesco.

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Giovani:

Padre Barros si è poi  rivolto ad un gruppo di giovani  della Gioventù Francescana della Parrocchia della Santissima Trinità accompagnati da Padre Roberto. Ha detto loro che Don Camara credeva molto nei giovani che hanno tre grandi caratteristiche:

  • La trasgressione
  • La creatività
  • L’entusiasmo

E grazie a queste capacità, i giovani riescono a vivere la Profezia.

Preghiera:

Don Helder pregava moltissimo: alle due di notte si alzava per pregare. Preghiera non è dire delle cose o fare delle cose o parlare…pregare è ricercare una unità interiore ,è vivere l’intimità con Dio come diceva Padre Arturo Paoli.  Pregare è raggiungere  uno  stato di unità interiore a cui possiamo arrivare  con l’amore e la solidarietà verso i più poveri

Papa Francesco

Papa Francesco  ha avviato  il processo di Beatificazione del vescovo di Recife. Per Barros , Papa Francesco è una sorpresa nella Chiesa ….. E’ una persona semplice ,amico dei poveri. Oggi Papa Francesco è osteggiato tantissimo: chi appoggia papa Francesco ,sono i laici ,i non cristiani…Al suo interno Papa Francesco ha tante opposizioni. E’ nostra responsabilità fare in modo che le proposte di Papa Francesco possano avere radici nelle chiese locali. Le diocesi non sono filiali del vaticano come diceva Helder Camara. La chiesa Universale diventa visibile e si realizza nelle chiese locali . Il cambiamento della Chiesa dipende da tutti noi. Noi -ha sottolineato ancora padre Barros-dobbiamo vivere la nostra profezia nella nostra quotidianità.. Voi siete profeti nelle vostre case , nel vostro lavoro, nelle cose della vita. Occorre avere la capacità di indignarsi, combattendo il male grazie alle logiche del servizio e dell’amore: i  piccoli gruppi possono promuovere il cambiamento : Sperare vuol dire impegnarsi nell’oggi.

E Padre Marcelo ha concluso con la Gaudium et Spes…

Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore.

Al termine di questa bella  serata ci piace pensare al nostro don Giovann Quilici: mentre padre Barros parlava, ci piace immaginare che anche lui fosse in mezzo alle platea (magari in fondo e nascosto fra la gente ) ad ascoltare  con vera soddisfazione le parole di Barros. Avrebbe infatti  ascoltato volentieri il racconto della vita di don Helder Camara:due uomini e due sacerdoti, che  pur vivendo in epoche diverse, avevano molti tratti in comune.

Entrambi hanno vissuto in case modeste, entrambi si alzavano la notte per le loro veglie notturne ,entrambi hanno messo i poveri al centro della loro missione, entrambi hanno lottato per dare voce ai più deboli.  Ed entrambi sono stati profeti fra il loro popolo, a Livorno come a Recife.

E come possiamo leggere nel suo  libro  su Helder Camara, padre Marcelo Barros ebbe il dono di raccogliere le ultime parole del vescovo dei poveri di Recife, quelle ultime parole che  per Mons Camara erano uno messaggio all’ Umanità e per tutti noi….

Non lasciate cadere la Profezia….

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