“La vita – io – l’altro!: incontro giovani “in missione” – 5. Testi per l’incontro – Fiorella Mannoia – Che sia benedetta – e altro

Foglio n° 1

LA VITA… IO… L’ALTRO… 

Incontro di condivisione – Roma 11-12 marzo 2013 – Figlie del Crocifisso

       Che sia benedetta

Fiorella Mannoia

 

Sanremo 2017, testo e musica di Amara (Erika Mineo)

Ho sbagliato tante volte nella vita
Chissà quante volte ancora sbaglierò
In questa piccola parentesi infinita quante volte ho chiesto scusa e quante no.
È una corsa che decide la sua meta quanti ricordi che si lasciano per strada
Quante volte ho rovesciato la clessidra
Questo tempo non è sabbia ma è la vita che passa che passa.
Che sia benedetta
Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta
Per quanto sembri incoerente e testarda se cadi ti aspetta
Siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta
Tenersela stretta
Siamo eterno siamo passi siamo storie
Siamo figli della nostra verità
E se è vero che c’è un Dio e non ci abbandona
Che sia fatta adesso la sua volontà
In questo traffico di sguardi senza meta
In quei sorrisi spenti per la strada
Quante volte condanniamo questa vita
Illudendoci d’averla già capita
Non basta non basta
Che sia benedetta
Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta
Per quanto sembri incoerente e testarda se cadi ti aspetta
Siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta a tenersela stretta
A chi trova se stesso nel proprio coraggio
A chi nasce ogni giorno e comincia il suo viaggio
A chi lotta da sempre e sopporta il dolore
Qui nessuno è diverso nessuno è migliore.
A chi ha perso tutto e riparte da zero perché niente finisce quando vivi davvero
A chi resta da solo abbracciato al silenzio
A chi dona l’amore che ha dentro
Che sia benedetta
Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta
Per quanto sembri incoerente e testarda se cadi ti aspetta
E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta
A tenersela stretta
Che sia benedetta.

Il senso della vita

 

Un professore terminò la lezione, poi pronunciò le parole di rito: “Ci sono domande?”. Uno studente gli chiese: “Professore, quale è il significato della vita?”. Qualcuno tra i presenti che si apprestava ad uscire rise.

Il professore guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria. Comprese che lo era. “Le risponderò”, disse.

Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni, ne tirò fuori uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta.

Poi disse: “Ero bambino durante la guerra. Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi. Ne conservai il frammento più grande. Eccolo.

Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai: buche profonde, crepacci, ripostigli.

Conservai il piccolo specchio. Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino, ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita.

Anch’io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza.

Con quello che ho, però, posso mandare luce – la verità, la comprensione, la bontà, la tenerezza – nei bui nascosti del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno.

Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto.

In questo, per me, sta il significato della vita.”

Bruno Ferrero – Solo il vento lo sa

La cisterna screpolata

Erano due cisterne a distanza di qualche decina di metri. Si guardavano e, qualche volta, facevano un po’ di conversazione. Erano molto diverse.

La prima cisterna era perfetta. Le pietre che la formavano erano salde e ben compaginate. A tenuta stagna.

Non una goccia della preziosa acqua era mai stata persa per causa sua.

La seconda presentava invece fenditure, come delle ferite, dalle quali sfuggivano rivoletti d’acqua.

La prima, fiera e superba della sua perfezione, si stagliava nettamente. Solo qualche insetto osava avvicinarsi o qualche uccello.

L’altra era coperta di arbusti fioriti, convolvoli e more, che si dissetavano all’acqua che usciva dalle sue screpolature.

Gli insetti ronzavano continuamente intorno a lei e gli uccelli facevano il nido sui bordi.

Non era perfetta, ma si sentiva tanto tanto felice.

 

Viviamo in un mondo in cui la perfezione si confonde con lo sforzo per essere “superiori”, “i primi”, “essere al centro”, “essere qualcuno”.

L’unica perfezione è l’amore. Soltanto così è possibile conoscere la felicità e comprendere le parole di Gesù: “Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro celeste” (Matteo 5,48); queste vengono dopo le “beatitudini” dei poveri, di quelli che piangono, dei miti, di quelli che hanno fame e sete di giustizia, dei misericordiosi, dei puri di cuori, dei pacificatori e dei perseguitati (ingiustamente) a causa della giustizia.

Chi vive a braccia aperte, di solito, non fa carriera, ma trova tanta gente da abbracciare.

 

Bruno Ferrero Quaranta storie nel deserto

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