“Come Creta tra le mani del vasaio”

In libreria ‘Paoline’ per il libro nuovo su don Quilici

Venerdì 9 febbraio, la libreria delle Paoline

si è letteralmente riempita di persone che hanno partecipato alla presentazione del libro  “Come creta tra le mani del vasaio” sulla vita di Don Giovanni Battista Quilici, scritto dalla Madre Generale delle Figlie del Crocifisso, suor Agnese Didu.

Durante l’incontro si è respirato un clima semplice e familiare. Oltre a Suor Agnese, è intervenuto il vescovo emerito di Orvieto e Todi, Monsignor Giovanni Scanavino. Moderatore dell’incontro è stato il presidente dell’associazione” Amici di Don Quilici”, Gianluca Spadoni.

“Un libro scritto con amore”. Con queste parole si è espresso Mons. Scanavino: in queste pagine emerge infatti tutta la passione dell’autrice per Don Giovani Quilici, un uomo capace di vivere pienamente la sua vita al servizio degli altri. Il Quilici, ha sottolineato il Vescovo, si è trovato a vivere, nella sua città, situazioni molto difficili ed è riuscito ad inserirsi nelle ombre della vita delle persone del suo tempo: poveri, ragazze in difficoltà, i reclusi della Fortezza Vecchia.

Il Quilici- ha continuato Mons. Scanavino – è stato un uomo che ha percorso le strade di Livorno lasciando un segno della sua presenza e della presenza di Dio.

La sua vita è stata un continuo miracolo di gratuità, generosità, impegno instancabile, di relazione continua con Dio. Ed è ancora possibile che per la beatificazione di questo uomo, ha detto in maniera vibrante il Vescovo Emerito, stiamo ancora qui ad aspettare un miracolo, dal momento che la sua vita è stata un autentico miracolo? Non è forse un miracolo rendere presente il Cristo per le persone che non contavano niente?

Questo libro può costituire uno stimolo perché tutti si possa pregare perché avvenga questo miracolo….

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Ma a chi si rivolge il libro?

Suor Agnese ha sottolineato che tutti, dagli otto ai cento anni, possono leggerlo. E’ un libro semplice molto piccolo, ma non banale. L’obiettivo è stato quello di narrare i fatti salienti della vita del Quilici e poter entrare nella sua interiorità.

Don Giovanni Quilici era il figlio di un vasaio, ecco il perché di questo titolo, ha imparato l’arte di modellare la creta proprio dal padre. La vita del Quilici è stata, in definitiva, una vita plasmata sul volto del Crocifisso, un volto che egli vedeva nelle persone che incontrava, nei poveri che serviva che, come diceva, “erano costati il sangue di un Dio”.

Come un vasaio, Don Giovanni Quilici ha plasmato ed educato; dalla creta ha saputo prendere, come ha sottolineato Suor Agnese, l’essere elastico e flessibile. Una elasticità che lo ha aiutato a comprendere i bisogni delle persone: una flessibilità che lo rendeva capace di parlare con i galeotti del tempo e con le persone importanti come il Vescovo e il Granduca, sempre con lo stesso obiettivo: quello di sostenere ed aiutare il suo popolo. Dalla creta ha saputo cogliere l’arte di lavorare senza buttare via niente. Non ci sono scarti, nella lavorazione creta come nella vita: non si butta via niente tanto meno le persone e ci si impasta tutti laici, sacerdoti, suore per lavorare insieme nella costruzione del regno di Dio.

Il Quilici amava andare a Montenero per affacciarsi sulla sua città e spaziare il suo sguardo per allargare i suoi orizzonti: uno sguardo così aperto che gli consentiva di immergersi negli scantinati della fortezza e negli angoli bui delle strade del porto, dove molte giovani donne erano costrette a prostituirsi.

Ma, il Quilici- ha chiesto il moderatore- è stato un rivoluzionario?

Si, hanno sottolineato i relatori: il Quilici ha compiuto una rivoluzione di amore. Una rivoluzione positiva non connotata dalla violenza, ma dalla sua capacità di amare: la santità comporta una forma di violenza positiva. Come un rivoluzionario e come un santo, Don Giovanni Quilici ha saputo andare contro corrente, mettendo le sue mani dove nessuno osava metterle. Il sacerdote livornese si è sporcato le mani, portando compassione, tenerezza, giustizia sfidando la mentalità individualista e corrotta del tempo.

Questa capacità rivoluzionaria del Quilici fa di lui una persona estremamente attuale.  Oggi lui si sarebbe dato da fare per i profughi che scappano da situazione di guerra e di povertà: l’avremmo trovato a Lampedusa, l’avremmo trovato nella nostra Livorno a spalare fango dopo il 10 settembre e l’avremmo trovato a difendere le troppe donne ed è purtroppo storia di questi giorni, vittime dei soprusi e della violenza di molti uomini.

Il Quilici, leggendo il Vangelo, sognava una città diversa, questo sogno gli dava la forza di affrontare la sofferenza dei tanti che incontrava e un forte senso di responsabilità che ci invita oggi a non lasciare incompiuta l’opera del Quilici.

Sulle suore è stato detto che il Quilici desiderava che le sue suore si facessero tutte a tutti…che il loro cuore ardesse dello stesso ardore del cuore di Gesù. Un cuore vivo capace di battere, capace di pulsare e di pensare alle sofferenze del caro prossimo. Come ha sottolineato Mons. Scanavino, solo donne innamorate di Cristo e dell’Umanità potevano occuparsi in maniera così piena degli altri.

Ma, come ha sottolineato Suor Agnese, il Quilici ha innescato processi che vanno oltre le stesse suore ed il carisma del Quilici ha bisogno di forme e dinamiche nuove dove manifestarsi. Don Quilici appartiene alla chiesa ed alla città non solo alle suore.

E, come ha sottolineato dalla platea Don Raffaello Schiavone, occorre dare continuità alla vita del Quilici per interiorizzare la passione per l’uomo: i poveri, gli emarginati, i carcerati e molte donne e uomini alla ricerca di senso per la loro vita.

E come ha detto in un intervento Suor Janet, sorella peruviana della congregazione delle figlie del Crocifisso, la cosa che più piace del Padre Quilici alle persone del Perù, è il suo amore per i poveri.

Questo amore disinteressato e gratuito, ha fatto la differenza fra il Quilici e gli uomini del suo tempo. Questo piccolo, ma prezioso libro vuole essere solo un invito ad amare la nostra città per fare nella nostra Livorno cose più grandi di Lui.

L’ incontro si è concluso con i ringraziamenti di rito in una libreria piena di persone, con l’augurio che simili esperienze possano ripetersi perché le librerie tornino ad essere luoghi e spazi dove potersi incontrare, crescere, pensare.

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