Il 6 gennaio 2018 in via Portuense 750

Iniziare il nuovo anno con la celebrazione eucaristica nella cappella di Portuense è una occasione per chiedere al Signore che continui a benedire e a proteggere ogni famiglia. E’ veramente bello ritrovarsi in tanti: ex ragazze con la loro famiglia, tanti amici/che e il gruppo delle famiglie a Portuense (FAP).

Sono loro che, in questa occasione, hanno preparato la liturgia e lo hanno fatto con passione, impegno e creatività facendosi aiutare anche dai figli perché ci fosse un maggior coinvolgimento e partecipazione.

Al termine della celebrazione i bambini ci hanno consegnato questo messaggio – dono:Diventare amore!

Signore Gesù,  svela al nostro cuore la bellezza e la forza di una fede profumata di vita e di gesti semplici, ma pregni di alterità.

Insegnaci a percorrere le vie di una salvezza che sa farsi quotidianità, che sa farsi carico di chi non ha più la forza interiore di avanzare.

Insegnaci a diventare amore! Amen.

E’ un programma di vita molto impegnativo, se riusciremo a realizzarlo, porterà molti frutti…

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Un altro anno è iniziato all’insegna dell’amicizia e della preghiera: l’abbiamo inaugurato vivendo il 6 gennaio, nella cappella della casa di via Portuense, la celebrazione dell’Eucaristia insieme alle Figlie del Crocifisso e a tanti amici.

Siamo un gruppo di famiglie che hanno cominciato a incontrarsi lì più di dieci anni fa e nel tempo le suore hanno accompagnato affettuosamente tutto il nostro percorso: ci hanno visti sposare, hanno visto nascere i nostri figli e sono state presenti in tutti i momenti più belli della nostra vita. La loro casa è diventata anche la nostra casa e le Figlie del Crocifisso sono divenute parte delle nostre famiglie.

Ecco perché, il giorno dell’Epifania, mentre ci apprestavamo ad animare la celebrazione, ci sentivamo simili ai magi, giunti ad incontrare una famiglia. Anche noi abbiamo compiuto un lungo percorso, se non nello spazio almeno nel tempo, e nelle nostre suore vediamo una luce che sempre ci rischiara.

Abbiamo preparato qualche segno molto semplice, pensando appunto al tema del viaggio. Ogni partecipante ha scelto una delle immagini che avevamo portato e che rappresentavano volti di persone migranti. Abbiamo riflettuto sul fatto che ciascuna di loro si mette coraggiosamente in cammino, talvolta abbandonando tutto ciò che ha, guidata da una luce e da una speranza. «Portatori di speranza», così li ha definiti papa Francesco, e mai definizione poteva essere più appropriata.

Ne vediamo tantissimi giungere sulle nostre coste e attraversare le nostre città, anche a Natale non ci sono stati risparmiati tragici naufragi e situazioni umanamente insopportabili. Così come non ci sono state risparmiate le parole di disprezzo che sentiamo pronunciate da politici nei notiziari o anche dalla gente comune. Avremmo invece davvero il desiderio di ascoltare più spesso parole come quelle del profeta Isaia che, nella prima delle letture della celebrazione, ci ha detto: «Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. A quella vista sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli» (Is 60, 4-5).

Sapremo riconoscere la ricchezza di cui sono portatori i migranti, la ricchezza della loro vita e della loro cultura? Ci ricorderemo che anche loro come i magi, anche se possono appartenere ad un’altra religione, sono venuti per vedere Gesù? Sì, proprio Gesù, perché, come ha detto papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata dei Migranti, rivolgendosi proprio a loro: «Voi fate esperienza della divina misericordia grazie alle persone che vi accolgono e vi aiutano». Siamo dunque noi a dover coltivare la vocazione a diventare Gesù per tutti questi fratelli e sorelle, con la nostra accoglienza e la nostra testimonianza.

Queste stesse parole di Isaia sono state scritte su un cartellone che, durante l’offertorio, i nostri bambini e ragazzi hanno portato all’altare. Lo hanno fatto con la tranquillità e disponibilità di coloro che si sentono a casa propria e compiono gesti che in altre occasioni sarebbero restii a fare. I ragazzi hanno poi aiutato i partecipanti, al termine della celebrazione, ad attaccare l’immagine scelta sul cartellone, componendo un bellissimo mosaico di volti e umanità.

Ci siamo lasciati con un momento di festa e proseguendo il nostro percorso di ogni giorno. Abbiamo ricominciato un cammino che sicuramente ci riserverà momenti di stanchezza e di dubbio, ma ci lascerà nel cuore la consapevolezza di sentirci sempre accolti e accompagnati.

GianMarco Schiesaro

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Cartellone realizzato dai partecipanti con l’aiuto dei bambini

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